Parole

Parole

Che cos’hanno di speciale le parole?

Mi ricordo le lunghe estati di quando ero bambino, di quando a 4 anni cercavo di capire questo meraviglioso mondo fatto di disegni messi in fila appositamente per raccontare storie che mi sorprendevano ogni volta. Mi ricordo mia madre che iniziò a farmi scrivere le lettere, in stampatello, in corsivo, una dopo l’altra. E io ero felicissimo di poter “fare” come i libri, anche solo copiando qualche frase, qualche titolo, colorando attorno disegni dalle forme bislacche, andando sempre fuori dai margini.

Ecco, non sapevo disegnare, ma avevo imparato a scrivere. E avevo pure imparato a memoria i fumetti, i libri che parlavano di animali, le poesie che raccontavano la pioggia, il cielo, le stagioni e le coincidenze della vita.

Mi sono sempre piaciute le parole, così strane, così nuove, così splendide. Mi piaceva persino quando d’estate, sempre d’estate, mia madre mi faceva imparare a memoria ogni tempo, modo, coniugazione dei verbi, le preposizioni semplici (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra), gli avverbi, la consecutio temporum. Erano momenti meccanici, noiosi, ma bellissimi. Riuscivo ad articolare le frasi, a muovermi in un mondo incantevole e sorprendente come quello della scrittura. Mi piaceva anche incasellare i numeri, è vero, ma la scrittura delle lettere è sempre stata la mia materia preferita. Tanto che non vedevo l’ora di arrivare a casa e cimentarmi in un tema, arrivare a scuola ed avere una traccia da seguire per dar spazio ai miei pensieri.

Poi è arrivato il latino con le sue storie antiche di mondi e guerre che hanno cambiato la storia, è arrivata la letteratura, le epopee degli dei, degli eroi e degli uomini. Sempre più affascinanti, sempre più deliziose.

Nel mentre, c’è sempre stata la musica, con le sue note, i suoi accordi, le sue aspre e dolci ricorrenze di suoni che formano una mente collettiva di tradizioni e ciclici ritorni.

Ci sono state le lunghe lettere indirizzate a persone che non ci sono più, piene di speranze e aspettative, piene di pensieri che puoi provare a vent’anni e mai più. Ci sono state le interminabili conversazioni notturne fatte di promesse e ricordi, storie semplici e banali di una giornata divertente e di una forse triste, storie di neve e alberi di tigli, ippocastani e lunghi orizzonti da scoprire e immaginare.

Ci sono tutte queste splendide parole che si fanno amare ogni giorno come delizia, squisito, destrorso, palafreno, collimare, disquisire, formaldeide e cesellare che aprono le porte ad altri momenti in cui mi viene voglia di prendere in mano la penna e scrivere cose che su uno schermo sembrano sempre meno belle di quanto non lo siano in realtà. Ci sono parole bellissime che leggo nei giornali, nei racconti, nei libri, o che ascolto dai miei amici, dalla gente in strada.

Non saranno mai abbastanza, le parole, per descrivere quanto esse stesse siano belle, a volte stanche, a volte vivaci, a volte feroci, a volte colme di emozioni che si proveranno mai più, ma sempre espressioni più semplici e complesse del pensiero di un uomo.

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