Tre consigli per iniziare a scrivere

Tre consigli per iniziare a scrivere

…e votarsi alla leggerezza…

Ultimamente mi è capitato di leggere delle cose orribili, scritte da tante persone che credono di voler diventare scrittori o “professionisti” della letteratura. Ho notato che gran parte di esse sono votate allo stupore del lettore per mezzo di espedienti riconducibili a dello stupidissimo sesso da videocassette di 30 anni fa.

Molti di loro avranno letto qualcosa dell’antologia della Gioventù Cannibale…forse! O semplicemente qualcosa qua e là di Carrere che con Limonov ha sdoganato nuovamente l’ideale del bohémien fradicio di peccati e umido di sudore macilento da bevitore post sovietico.

E non sono le sodomie a stupire, credetemi, quanto il pressapochismo che divampa in righe e periodi di inutilità storica. Manca del tutto la leggerezza, tema molto caro a Calvino che nessuno, sembra, ricordare con affetto e devozione. EGLI scriveva:

Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire.
Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare, a me stesso e a voi, perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro.

Quello della leggerezza è un tema molto caro a Calvino, e dovrebbe esserlo per tutti coloro che si accingono a scrivere. Si tratta di rendere meno faticoso il cammino della lettura e più lieve l’ascesa verso l’empireo delle cime narrative. Togliere peso significa rendere meno mortali le figure umane e più reali le sfere dell’immaginario celeste. Meno confusione, meno opacità e più realismo per le forme celestiali. Scrisse ancora Calvino:

In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa. 

Italo Calvino, scrittore

Scrivere è importante prima di tutto per sottrarre il mondo alla pietrificazione, ma soprattutto per elevare la vita e renderla respiro fresco e vaporoso come l’alba che si alza ogni mattina.Scrivere male è scrivere male e basta. E non sono sufficienti i richiami ad un avvinazzato Bukowski o ad un film concettuale romeno con sottotitoli in slovacco. Se scrivi male, e lo fai pure apposta, non andrai mai da nessuna parte. Tenendo sempre conto della leggerezza come cardine per ogni mossa editoriale, è il mio faro, la mia bussola, Calvino e tutta la sua composizione, posso azzardare tre consigli per chi vuole iniziare a scrivere, considerando ovviamente che se si vuole farlo in termini professionali, la strada è davvero molto lunga e irta di pericoli, inciampi e burroni senza fondo. Vediamo:

  1. Leggere ogni santo giorno
    Per diventare uno scrittore, un giornalista, uno che scrive, la prima cosa da fare è leggere ogni giorno. È un po’ come diventare campioni di ciclismo, prima bisogna imparare ad andare in bicicletta e poi occorre pedalare tanto, su ogni terreno, in ogni condizione, ad ogni età. È importante anche non farsi prendere dalla smania di essere pubblicati ad ogni costo e in ogni dove, tantomeno se non si ha qualcuno con cui confrontarsi durante e soprattutto dopo l’atto di scrittura. Leggere aiuta a formare una coscienza critica della punteggiatura, della struttura dei periodi, del ritmo dei paragrafi.
  2. Scrivere ogni santo giorno
    Mettere un promemoria oggi è semplicissimo, non servono nemmeno i post-it, due tasti sul telefono ed ecco ogni giorno l’avviso di lasciare tutto quello che si sta facendo e mettersi a scrivere per 10 minuti, mezzora, un’ora. Qualsiasi cosa, dalle poesie ai saggi, dalle brevi storie alle favole. Si possono fare recensioni, scrivere lettere ad amici immaginari, a parenti lontani, l’importante è scrivere, sempre e comunque. 10 minuti ogni giorno, una piccola rubrica, possono essere utilissimi per calibrare al meglio la portata narrativa delle parole. (Esistono app come Day One su Mac che te lo ricordano e ti aprono direttamente un bel taccuino vuoto).
    Si può anche scrivere su Medium, ovviamente, senza avere la pretesa di avere subito 1000 followers, per capirci.
  3. Riprendere e modificare (ovvero fare editing di un pezzo) ogni santo giorno
    Capita a molti giornalisti in erba — ma anche a tanti scrittori, credo, ma non posso dirlo per esperienza diretta -, di lavorare senza mai aver dovuto revisionare i propri scritti, semplicemente perché è una mansione demandata ad altri. Rileggere e correggere il proprio materiale è invece molto importante per poter verificare gli errori grammaticali e di sintassi in generale. Sarebbe importantissimo avere un editor a disposizione che potesse elevare e migliorare ogni scritto, in mancanza di esso serve il triplo dell’autocritica e tanto studio. Tanto studio, ma proprio tanto.

Una volta imparato a scrivere, la cosa più importante da fare è votarsi alla leggerezza, perché è l’unica vera sfida per il futuro. Che sia chiaro, se alle prime prove di scrittura tu mi parli di clitoridi e scopate io non leggerò nemmeno il tuo secondo scritto sulla recita di giugno di tuo cugino, seppure ben scritta, con descrizioni precise e calcolate.

Ok? Tre suggerimenti per imparare a scrivere forse sono troppo pochi, ma per stare leggeri, iniziamo da qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Up Next:

Davvero fingiamo di leggere?

Davvero fingiamo di leggere?