Il Pisa Book Festival 2017

Il Pisa Book Festival 2017
Pisa Book Festival è bellissimo. Non lo dico perché son toscano e le cose che fan qui mi piacciono tutte, ma perché credo che per un lettore appassionato, affamato di pagine, trovare solidarietà da acquisti compulsivi in altrettanti esseri animati sia meraviglioso. È febbricitante l’attesa in coda, il suono del biglietto che si strappa, il vociare intenso e corposo degli stand degli editori indipendenti. È corroborante.

Sono subito andato a sbavare, letteralmente, davanti al banco dei miei editori preferiti, Iperborea, Tunuè, Mimesis e Minimum Fax, perduto tra edizioni scontate, limitate, autografate, talvolta con l’autore li a disposizione per un firmacopie al cardiopalma.
Ho corso, andata e ritorno, il piano terra per almeno 10 volte e altrettante il piano primo, soffermandomi, chiedendomi, origliando, annusando, profumo della carta e qualità della copertina, flessibile o rigida che fosse.
Ho scelto due testi di Minimum Fax che ancora non avevo e sono stato felice di aver ricevuto commenti positivi da parte degli editori che con il loro accento romano mi hanno fatto sorridere e sentire anche un po’ importante per la riuscita della festa.
Ovunque andavi era un chiacchiericcio di persone che come me, vivevano in un mondo scevro da sovrastrutture mentali, che amavano leggere e scrivere da decenni o giù di lì. Iperborea ha una collana che è a dir poco un gioiello, con storie scritte da narratori del nord, molti dei quali Finlandesi, come la nazionalità che quest’anno era l’ospite d’onore del Festival novembrino. Comunque, dicevo, andando tentoni, sono riuscito a colmare uno zaino che alla fine era diventato intrasportabile, forte di due bellissimi volumi su Schultz, papà dei Peanuts e di una bellissima voluminosa retrospettiva sull’animazione giapponese, grazie Tunuè!
Fare le scale e visitare il piano superiore è stato una prova che ogni anno si rivela strenuante e coraggiosa. Ma forse ancor di più lo è vedere con quale forza e quale competenza viene programmata ogni giornata. Sì, perché si tratta di 200 incontri, workshop, presentazioni dedicati a diversi tipi di lettori e suddivisi in diverse parti del palazzo dei congressi.
Bellissimo l’angolo dedicato alla letteratura per i bambini e quello agli editori toscani, ma anche a case editrici che riescono a non tradire mai le aspettative e produrre sempre volumi bellissimi sia nei contenuti che nell’esposizione para testuale.
chiara francini pisa book festival
Io ho assistito all’incontro di sabato pomeriggio in cui era ospite Chiara Francini, una bellissima ora trascorsa in compagnia di un’autrice al suo primo romanzo, ma anche una navigata attrice che ha dominato la sala Pacinotti gremita per ascoltarla. “Non parlare con la bocca piena” (qui da me recensito) è un libro sorprendente, ironico, divertente e allo stesso tempo un intelligente modo di raccontare qualcosa che è più di una storia corale di amici, genitori e famiglia.
Sono uscito dopo qualche ora con uno zaino pieno di libri, la testa piena di ricordi e di emozioni, le facce degli autori e della gente in coda, l’accento “vagamente” toscano della Francini e i sorrisi delle persone attorno agli stand. Se c’è stato un momento in cui mi sono trovato come “a casa” allora devo dire che sabato pomeriggio al Pisa Book Festival non ho dovuto nemmeno prendere l’auto e fare 100 km di viaggio, che in realtà quando si viaggia con la fantasia, tutti assieme, i mezzi di locomozione non contano, serve solo una grande dose di coraggio e di amore per tutto quanto vi è di scritto.

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