Aspettando la pioggia

Aspettando la pioggia

Oggi mi son svegliato e mi son detto: piove. Non avevo ancora aperto la finestra e sentivo dentro di me il suono pallido delle gocce sull’asfalto. Sentivo le voci, le macchine, il tempo e mi chiedevo anche se avessi avuto il coraggio di scrivere oggi.

Ho sempre il timore, forse congenito, di sedermi ed iniziare a scrivere stupidaggini su un disco, un libro, un personaggio per cui mi emoziono. Mi fanno emozionare tante cose: la felicità, la benevola assenza dei ricordi, le pile di libri da leggere e la voglia di giocare del mio gatto, la policromia della mia biblioteca e persino la polvere sulle corde tese della mia chitarra. Mi fanno emozionare i nomi degli oggetti, quando ne scopro l’origine latina e sono felicissimo, e il modo di riflettere di tante persone, che perdono il loro sguardo nella luce o sulle parole di un testo scritto a mano.

Ho detto: oggi piove. E non era vero. Mi inganno a volte, quando credo che i suoni corrispondano ai colori e quindi al tempo. Sarà per un’altra volta, ho pensato. E ora son qui che guardo l’asfalto, con la primavera che sorride accanto, con i suoi fiori e suoi giochi di luce. È soltanto una mattina che passa veloce, coi suoi colori che sfumano sotto le nubi livide pronte a cadere.

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