Norwegian wood, la difficoltà della crescita

Leggere Haruki Murakami è come addentrarsi in una profonda ed intima dimensione in cui il lettore diventa piano piano una sola cosa con il protagonista, sino a condividerne le paure e le emozioni.
Accade con diversi libri di uno dei grandi autori giapponesi di sempre e ancor più in uno dei suoi maggiori successi letterari, Norwegian Wood, da molti considerato come il manifesto della sua poetica e della sua tecnica narrativa.

Il Pisa Book Festival 2017

Pisa Book Festival è bellissimo. Non lo dico perché son toscano e le cose che fan qui mi piacciono tutte, ma perché credo che per un lettore appassionato, affamato di pagine, trovare solidarietà da acquisti compulsivi in altrettanti esseri animati sia meraviglioso. È febbricitante l’attesa in coda, il suono del biglietto che si strappa, il vociare intenso e corposo degli stand degli editori indipendenti. È corroborante.

Racconto #1 di come Paolo scelse di diventare scrittore

Storia.
Paolo ha da poco passato i trent’anni. In modo comico, onesto e sempre attratto da tutto ciò che non può raggiungere, sia un soffice crine di biondo profumo che una gloria letteraria che ancora non ha capito come riuscire a fare arrivare. Sua madre ha sempre creduto in lui, da quando conservava i pensierini delle elementari e i temi delle superiori come oggetti antropologici, degni di un museo o di una galleria d’arte moderna. Con quella grafia, sghemba e tremolante, aveva scritto ben più di 4 romanzi e qualche poesia, una sterminata mole di racconti da fare invidia a qualsiasi prolifico scrittore da Jack London ai profeti russi.

Il Natale era Chiara…

No, non lo avrei mai detto. Ci ho pure perso dei mesi a pensare se valesse la pena leggerlo o meno. Me ne sono innamorato. Parlo del primo libro di Chiara Francini, attrice bravissima (opinione personale) e bellissima che ha sempre saputo come bucare lo schermo ed ha deciso di cimentarsi in una prova narrativa che, almeno a me, ha lasciato davvero sorpreso.

Ho letto Exit West di Mohsin Hamid

E ho deciso che mi meraviglierò più spesso dell’assenza delle frontiere nei romanzi

Oggi non scrivo. Lo dico mentre ancora non capisco se sono sveglio o meno. Potrei anche decidere di soprassedere alla liberatoria cartella di pensieri in libertà e dedicarmi alla lettura degli editoriali. Il problema è un altro, non riesco mai a dire di no ad un testo in cui posso parlare di idee e sensazioni, lontano dai fatti e meno legato al manierismo da redazione. “Devi riuscire a capire subito qual è la notizia”, mi dissero appena iniziai a diventare giornalista. A volte si tratta di scrivere bene di un incontro, altre significa dover dire che non c’è stato proprio niente, nessun uomo e nessun incontro, perché l’assenza o la negazione di una presenza di per sé costituiscono i presupposti o la genesi di un racconto. È una regola che ti impone di scrivere sempre. Ma io oggi non scrivo. Lo confermo.