Scriviamo di più!

Una pratica, ma forse un piacere di avere una società più pensante

Viene fuori che l’Italia scopre che i giovani non sanno più scrivere. Sì, beh d’altronde non scrivono mai. O meglio, scrivono ma in modo del tutto inadeguato, non frasi ma prototipi di strutture di un linguaggio che non è più il loro. Sarebbe semplice dare la colpa ai mezzi tecnologici e di fatto essi sono il primo capro espiatorio di tutti questi mali da cui è affetta la lingua, però forse si può allargare il discorso ad una concezione più ampia del tema.

Io, i Mudhoney e un panino con la porchetta

Sono disidratato. Non mi sento le gambe e ho la schiena, le braccia, il collo a pezzi.

Sto ancora pensando se gridare o meno, ormai ci ho preso gusto. Chiudo gli occhi e vedo la copertina di Superfuzz Bigmuff che, Cristiodiundio, si avvicina verso di me come un diorama, a guisa di due sagome in bianco e nero, con l’elettricità intorno.

Io e Sharon Van Etten

La voce di Sharon Van Etten è bella perché ricorda le intonazioni di molte altre, le semplifica, le corregge e talvolta le ripulisce da tutte gli accenti più aberranti che da una folksinger si vorrebbero ascoltare.

Are We There non è il primo disco di Sharon, ma in esso partecipano voci bellissime come quella di Torres, Shearwater, Lower Dens. La sua voce però è come sempre al di là di ogni definizione, anche di quelle più compiacenti.

Io e le Haim

Ok, lo ammetto mi capita spesso di innamorarmi di una band o di un’artista e focalizzarmi per settimane fino alla nausea cercando di ascoltare il più possibile, nella maggior parte di versioni possibili, nel minor tempo possibile. È come se avessi una fame insaziabile di capire a fondo la vita artistica di qualcuno che subito mi ha fatto un’ottima impressione.

Io e Annie Clark

Ho ascoltato questo brano in auto mentre tornavo a casa. Ho immaginato che ogni cosa fosse diversa da come è adesso.
Parcheggiare, salire le scale, trovare la luce accesa. Mi sono fermato a comprare qualcosa da bere, un’acqua tonica va benissimo. Poi ho ripreso con lo stereo che parlava di questo e di quello, delle stelle, di un arrangiamento così sapientemente strutturato da fare invidia a tantissimi altri autori. Sono dei giorni che ascolto Annie Clark e sono ossessionato dalla sua voce, tanto che di notte mi sembra di sognare sulla musica dei suoi dischi, ammaliato a dir poco.