Kazuo Ishiguro: Non Lasciarmi

Ho letto un libro molto bello, si intitola Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro, il Premio Nobel 2017 per la letteratura. Oltre la prosa, che oserei dire splendida, con poche, pochissime sbavature sulla linea temporale, il racconto parla di Kathy, Tommy e Ruth, tre adolescenti che crescono nell’istituto Hailsham su cui non viene fatta molta chiarezza. Si sa che vivono, studiano, imparano lì, e questo deve bastare, a loro e al lettore che pagina dopo pagina si fa sempre più indagatore di una situazione alquanto paradossale

Il Pisa Book Festival 2017

Pisa Book Festival è bellissimo. Non lo dico perché son toscano e le cose che fan qui mi piacciono tutte, ma perché credo che per un lettore appassionato, affamato di pagine, trovare solidarietà da acquisti compulsivi in altrettanti esseri animati sia meraviglioso. È febbricitante l’attesa in coda, il suono del biglietto che si strappa, il vociare intenso e corposo degli stand degli editori indipendenti. È corroborante.

Perché rileggere i classici?

“Perché si configurano come equivalenti all’universo, ai pari dei talismani”, scriveva Calvino

Che cosa ci porta a scrivere? Io non so cosa rispondere. Sarebbe facile dire che è un qualcosa di innato. Però insomma, mica è possibile farti venire voglia di star lì a pensare e poi a prendere la penna (o la tastiera) e buttare giù qualcosa. Io ho riscoperto da qualche settimana la bellezza di rileggere “i classici” e i loro elementi paratestuali più prominenti come la biografia, la storia, la geografia di una vita, tutte cose che mi hanno spinto a scrivere un po’ di più, giornalmente, occupandomi un po’ di tutto con un buon libro di Jack London sulla scrivania.

Vorrei la poesia, quella vera. Di nuovo.

Si può sempre dire che in realtà scrivere sia un po’ come esprimere l’altra faccia di noi stessi. Io lo faccio spesso. Scrivo spesso. Meno di quanto vorrei e dovrei, forse, ma non posso lamentarmi.

Ci sono molti che in giro dicono di saper scrivere e lo fanno, pubblicando anche libri. Fa gola a molti pubblicare qualcosa. In realtà io credo che per poter realmente fare lo scrittore sia necessario prima di tutto poter aver abbastanza esperienza da poterla raccontare bene. E non servono i baci e gli abbracci alle presentazioni, fiumi di stralci e di citazioni per poter essere esperti. Io parlo di esperienza emotiva ed esistenziale sia chiaro.